Votare il 17 Aprile non è un dovere civico

Votare il 17 Aprile non è un dovere civico

Votare il 17 Aprile non è un dovere civico.

No, come cittadini e come politici proprio non crediamo che il voto al referendum del prossimo 17 Aprile sul problema delle così dette trivelle debba essere considerato una sorta di dovere politico, di “obbligo civico”. È consolidato in un sistema referendario in cui è previsto il quorum per la validità dello stesso, il non voto è un’opzione valida al pari di un voto positivo o negativo. Il non voto è la scelta di chi crede che un referendum sia inutile, come accadde nel 2003, quando Margherita e Ds si schierarono per l’astensione al referendum sull’articolo 18, e come successe anche per Sel Rifondazione e Lega che propagandarono l’astensione nel referendum elettorale del 2009. Esimi esponenti della sinistra allora dichiararono senza mezzi termini che era “meglio non andare a votare”. Non accettiamo oggi lezioni di civismo da improvvidi smemorati.

Infatti questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più restrittiva di tutta Europa), non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Serve solo a dare un segnale politico, come hanno spiegato i promotori. E costerà 300 milioni agli italiani. I soldi per questo referendum potevano andare ad asili nido, a scuole, alla sicurezza, all’ambiente. Se il referendum passerà l’Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all’estero più gas e più petrolio. Sono queste le informazioni che nessuno oggi ha voluto dare ai cittadini. Lo strumento referendario è sicuramente uno strumento importante ma mai come in questo caso rischia di essere svilito e utilizzato come strumento politico solo per esercitare pressioni sul governo.

Infatti secondo il calcolo fatto dal ministero dello Sviluppo economico, se al referendum del 17 Aprile dovesse vincere il “Sì”, la conseguenza sarebbe una perdita di produzione progressiva, fino a raggiungere nel 2034 un valore complessivo di circa 9 miliardi di metri cubi di gas e circa 4 milioni di tonnellate di olio greggio. I volumi di gas e olio greggio non prodotti dovrebbero essere importati via gasdotto o nave con rischi ambientali notevolmente maggiori.

Il fronte del Sì, che va da Casa Pound alla sinistra più estrema, dimostra in maniera inconfutabile come si stia cercando di dare solo un segnale politico.

I consiglieri regionali PD
Nicola Ciolini
Monia Monni
Fracesco Gazzetti