Il potere logora chi non ce l’ha. (O chi non accetta di non averlo più).

Il potere logora chi non ce l’ha. (O chi non accetta di non averlo più).

Finalmente è stata fissata la data del Referendum Costituzionale. Il prossimo 4 Dicembre saremo chiamati a decidere su quanto, in questi due anni e mezzo, è stato discusso, modificato e mediato dal nostro Parlamento. È sicuramente il momento più importante di questa travagliata legislatura, caratterizzata dall’ascesa di Matteo Renzi, dopo un breve e incolore governo guidato da Enrico Letta nato all’indomani delle elezioni, che ci aveva consegnato come risultato un sostanziale pareggio tra Partito Democratico, la sorpresa Movimento 5 Stelle e il Popolo delle Libertà.

La complicata situazione post elettorale (per molti il caos assoluto con il rischio di un tracollo finanziario), oltre a produrre un governo di larghe intese guidato da Letta, per la prima volta nella storia della Repubblica vede eleggere per un secondo mandato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in pratica “obbligato” ad offrire la propria disponibilità, vincolata però a due condizioni: lasciare la presidenza non appena ce ne fossero state le condizioni e l’impegno del Parlamento a varare le riforme necessarie.

Quelle riforme che il paese chiedeva a gran voce: riduzione del numero dei parlamentari, riduzione dei costi della politica, abolizione delle province e semplificazione amministrativa.

Renzi vince il congresso del PD che, nel Giugno successivo, raccoglie alle Elezioni Europee più del 40% dei consensi. Di lì a poco, sulla spinta della travolgente idea della rottamazione e del cambiamento, Letta si dimette per far spazio al governo Renzi. Primo obiettivo dichiarato è la riforma costituzionale.

La riforma costituzionale, denominata “Boschi-Renzi” e approvata nell’Aprile di quest’anno, prevede di ridurre il numero dei parlamentari attraverso il superamento del bicameralismo perfetto grazie alla trasformazione del Senato in Camera delle rappresentanze territoriali, composta da 100 membri: venti sindaci, settantacinque consiglieri regionali e cinque eletti dal Presidente della Repubblica. I trecentoquindici senatori attuali vengono eliminati con i relativi costi. Si elimina anche il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). I costi della politica sono ridotti anche attraverso la definitiva abolizione delle province, la riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali (la Toscana li ha già ridotti nella passata legislatura abolendo anche i vitalizi) e l’abolizione dei finanziamenti ai gruppi consiliari (tutti abbiamo gridato allo scandalo per l’utilizzo che veniva fatto dei soldi pubblici da parte di alcuni amministratori regionali). Infine, si modifica parte del titolo V della costituzione per superare conflitti di competenze che possono nascere tra Stato e Regione e per dare allo Stato poteri di coordinamento affinché ci possa essere più omogeneità legislativa in alcuni settori di competenza della Regioni.

Quanto ho voluto scrivere è solo una stringata ricostruzione, dal mio punto di vista, di quello che è stato il percorso che ci ha portato ad oggi, dato che molte volte ho l’impressione che ci si dimentichi di quello che è stato il nostro recente passato e di quali sono state le condizioni e le scelte che ci hanno portato dove siamo oggi. Se provare a cambiare per migliorare il nostro sistema politico e amministrativo oppure lasciare tutto come è.

La scelta se votare sì o no deve essere, secondo me, frutto di una valutazione di merito su quanto esposto. Il referendum non può essere campo di battaglia per un regolamento di conti tra politici o perché questi ci vedono una ghiotta occasione per buttare giù Renzi e ricominciare una nuova stagione dei vecchi vizi.

Nei prossimi due mesi abbiamo il dovere di spiegare con poche e semplici parole (che poi sono quelle che leggerete nel quesito sulla scheda) cosa cambia se si vota SÌ. Che non cambiamo i poteri del governo, che il referendum non cambia la legge elettorale e che i principi cardine della costituzione non si toccano. Si modificano le parti che regolano il funzionamento dello Stato senza le derive autoritarie paventati dai soliti.

Ascolto e leggo gli interventi dei vari sostenitori del no, sia politici che costituzionalisti, e quasi mai ritrovo argomentazioni che contrastino il quesito. Nella maggioranza dei casi semmai, si traduce tutto in un subdolo tentativo di mandare a casa Renzi o di sostenere che la riforma sia scritta male. C’è chi addirittura garantisce di essere in grado di riuscire in tre mesi a farne una migliore. Gente che ha governato e detenuto il potere per anni, che ha scritto manifesti politici, programmi elettorali in cui inneggiava al superamento del bicameralismo, alla riduzione dei costi della politica e a tanti altri cambiamento previsti da questa riforma, ma che oggi hanno dichiarato che voteranno no.

È proprio vero: il potere logora chi non ce l’ha. O, se preferite, chi non accetta di non averlo più.

Un saluto
Nicola Ciolini