I due rottamati

I due rottamati

Ho riflettuto molto in questi giorni sulle polemiche sollevate dall’ex segretario PD Pierluigi Bersani e dall’ex segretario PDS Massimo D’Alema. Ho riflettuto sui temi, sui modi e sui tempi con cui hanno deciso di attaccare frontalmente Renzi.

Non posso non ricordare come venivamo trattati noi all’interno del partito quando, guidati da Matteo Renzi nel lontano 2011, iniziavamo a condividere l’idea della rottamazione e a pretendere un rinnovamento della classe dirigente. Eravamo i disturbatori o, quando ci volevano bene, i giovani un po’ troppo agitati. I rompiscatole, insomma. Non posso non ricordare neppure la reazione che ebbe Renzi dopo la sconfitta al Congresso PD contro Bersani: ci rimboccammo tutti le maniche e continuammo fin da subito a lavorare per il bene del partito.

Trovo davvero simpatico sentir parlare D’Alema di arroganza, lui che ha saputo costruire sul suo atteggiamento arrogante un’intera carriera politica. Curioso invece Bersani, quando sottolinea che l’attuale Governo Renzi esisterebbe solo grazie ai “suoi” voti, che però non gli furono sufficienti allora per formare il “suo” Governo.

Non posso non tener conto dei tempi con cui, i due rottamati, si sono dati appuntamento mediatico attaccando i modi e i toni dell’attuale segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. La loro presa di posizione, scientifica, è chiaramente indirizzata a minare la stabilità del partito alla vigilia delle elezioni di tre città fondamentali come Roma, Milano e Napoli. Alla luce delle ultime dichiarazioni, i due si sono ritrovati ad incarnare nel migliore dei modi il detto “Se vince il partito ma non vinciamo noi, meglio perdere”. Anche perché, cari amici, cercare di distruggere dall’interno l’attuale PD, vuol dire voler lasciare campo aperto alla destra guidata dalla Lega e da Salvini o al populismo del M5S. Vie di mezzo non ce ne sono. E io non voglio ritornare agli anni i cui il PD si accontentava del 25% e vedeva vincere e governare Berlusconi.

Detto questo, il partito è veramente democratico e ogni posizione deve assolutamente essere rispettata e garantita, anche se trovo ormai stucchevole la gara a chi è più di sinistra all’interno del Partito Democratico. Ci stiamo avviando piano piano al prossimo Congresso. I sondaggi sembrano parlare chiaro. I tesserati PD saranno chiamati a decidere se premiare l’azione riformista di Matteo Renzi o se tornare indietro almeno di cinque anni. A quel PD eternamente sconfitto, che viveva da spettatore non pagante l’involuzione del paese nelle mani di Berlusconi.

Io non ho dubbi e sostengo, oggi come allora, l’azione riformista di Matteo Renzi.